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Convegno per il 350° anniversario del Prodromus di Niccolò Stenone

Riassunti delle comunicazioni al convegno internazionale

Thomas Bartholin e Niccolò Stenone - Maestro e Discepolo
Jesper Brandt Andersen
The Danish Society for the History of Medicine
Copenhagen, DENMARK
jesperbrandt@dadlnet.dk

Il rapporto tra Niccolò Stenone e il suo maestro e mentore, l’anatomista Prof. Thomas Bartholin (1616-1680), fu caratterizzato da un reciproco rispetto e cordialità. Bartholin ebbe un’intuizione precoce per le particolari abilità di Stenone nel campo delle scienze naturali. Sia come Professore di Medicina all’Università di Copenaghen sia come famoso anatomista conosciuto in tutta Europa usò tutto il suo sapere, la sua influenza e i suoi contatti per assicurare al giovane Stenone la migliore formazione possibile. Questi sforzi e il ruolo di Bartholin come importante fonte di ispirazione furono senza dubbio cruciali per la carriera di Stenone come naturalista. Anche se fu principalmente un anatomista, per il suo tempo Bartholin fu un esperto in molti campi del sapere e la sua influenza sul giovane Stenone, anche su questioni geologiche, non può essere sottovalutata. Il padre di Bartholin, Caspar Bartholin il vecchio (1585-1629), e suo zio Ole Worm (1588-1654) avevano a che fare con pietre, minerali, fossili e oggetti naturali, ponendosi delle domande che verranno poi affrontate da Stenone. Tutto questo fu di ispirazione a Bartholin durante i suoi soggiorni a Napoli e in Sicilia nei primi anni del 1640 per i suoi studi sui vulcani, in particolare sul Vesuvio e sull'Etna, nonché sui suoi studi su conchiglie fossili e sulle pietre “a forma di lingua” (glossopetre) nelle rocce delle montagne della Basilicata e nei dintorni di Messina. A Malta condusse studi intensi sulla “terra sigillata” e sulle glossopetre. Per ulteriori studi e insegnamenti portò campioni per il gabinetto di oggetti naturali rari di Ole Worm e per il suo proprio. Il suo manoscritto inedito per un libro sulla glossopetrae si perse nel rogo della sua casa nel 1670, ma nel 1661 nel suo Historiarum Anatomicarum Rariorum espose una tesi più breve sull'uso medico sia della terra sigillata che delle glossopetre. Sparsi nei suoi numerosi libri e nei diversi volumi della sua rivista medica Acta Medica & Philosophica Hafniensia (1673-1680) è possibile trovare numerosi resoconti su diversi argomenti geologici, come l’ambra, le fonti naturali e il ghiaccio, i vulcani, pietre e fossili dell’Islanda, scritti dallo stesso Bartholin e da diversi altri collaboratori.

L’arrivo in Italia e la matematica di Niccolò Stenone
Nuno Castel-Branco
Johns Hopkins University
Baltimore, MD 21201 USA
ncastelbranco@jhu.edu

Quando Stenone pubblicò l’Elementorum myologiae specimen (1667) a Firenze affermò che lo studio dei muscoli doveva “diventare parte della matematica” e che “l'anatomia ha finora disdegnato le leggi della matematica”. La maggior parte degli storici concorda sul fatto che Stenone si trasferì a Firenze nel 1666 per i suoi interessi sulla matematica. Ma cosa sappiamo degli interessi di Stenone prima di arrivare in Italiam al di fuori dell'anatomia? Questo contributo ripercorre gli interessi di Stenone sulla matematica attraverso una lettura attenta della sua corrispondenza e delle sue pubblicazioni fino al suo arrivo in Italia. Stenone non dice esplicitamente perché abbia dato una spiegazione geometrica dei muscoli, ma gli studiosi che ha incontrato e le sue scelte di ricerca rivelano un’attrazione duratura per la geometria. Questa analisi aiuta a collocare la ricerca di Stenone nell’ambito delle principali reti d’intelletti del diciassettesimo secolo e getta una luce sulla decisione di Stenone di venire in Italia.

 

Stenone e i fossili
Niels Bonde
Zoological Museum (SNM)
Copenhagen, DENMARK
nielsb.pal@gmail.com

Il ragionamento di Niccolò Stenone sui fossili si trova sviluppato nel saggio Canis Carchariae Dissectum Caput, pubblicato nel 1667, poi più diffusamente nel suo maggior lavoro del 1669, il Prodromus a una dissertazione intitolata “Solidi inclusi in altri solidi”. In quest’ultimo introdusse una metodologia che riconosciamo moderna, basata su osservazioni e un modo di pensare ed argomentare attraverso congetture, ciò che noi oggi chiameremmo ipotesi, le evidenze essendo prove di queste attraverso osservazioni. Il saggio del 1667 includeva la famosa immagine di una enorme (e secca) testa del grande squalo bianco, Carcharodon rondeletti, con due denti fossili, chiamati glossopetrae, al di sotto. Questa immagine, e una seconda che ritrae altre glossopetre (pietre a forma di lingua) erano incisioni prese in prestito dalla Metallotheca Vaticana di Michele Mercati del 1593, un opera al tempo non pubblicata. Il grande mistero da risolvere era la loro posizione in natura lontano dal mare, alta nei rilievi interni. Stenone conosceva già questi grossi denti di squalo grazie al suo maestro Thomas Bartholin, che li aveva collezionati a Malta e che erano esposti nel Museum Wormianum a Copenhagen. Stenone era anche consapevole che alcuni fossili erano resti di invertebrati, come mitili, chiocciole, brachiopodi ed echinoidi trovati in alta montagna, alcuni dei quali con probabilità raccolse egli stesso durante i suoi viaggi in Toscana. Anche se non illustrò mai questo tipo di fossili, deve essere stato consapevole di essi grazie alle illustrazioni e alla visita di musei italiani, come quello di Adrovandi a Bologna (Aldrovandi fu anche il primo ad usare la parola “geologia” nel 1603). È interessante notare che il lavoro pionieristico di Stenone relativo al più ampio campo delle moderne scienze della terra si originò per analogia con la farmacia e la chimica del tempo, discipline che Stenone conosceva bene grazie al suo lavoro anatomico e alla sua educazione medica.

La ricerca di Niccolò Stenone - Congetture da osservazioni accidentali che rendono misurabili i processi organici e inorganici
Troels Kardel
Gammel Holte
Copenhagen, DENMARK
kardel@dadlnet.dk

Dall’analisi delle opere scientifiche pubblicate da Stenone concludo che ha applicato lo stesso metodo di ricerca in tutti i suoi studi; ovvero, sulla base di osservazioni accidentali, ha avanzato congetture su meccanismi al di fuori della portata diretta dell'osservazione, come il modello di contrazione dei muscoli scheletrici e dello scambio di fluidi tra uno spazio liquido interno al corpo e uno esterno ai cosiddetti capillari, appena scoperti e, da non dimenticare, le osservazioni anatomiche in un vitello affetto da idrocefalia che hanno suggerito la proposta che questa malattia non fosse causata da immaginazioni della madre, ma dal blocco dei liquidi cerebrali che normalmente fluiscono dalle cavità interne alla superficie del cervello, attraverso canali da identificare. Inoltre, in seguito a scoperte casuali, ha esposto teorie per processi al tempo non osservabili sula trasformazione chimica di materiale vivente in fossili sui fondali marini, la trasformazione dei paesaggi della Toscana e la crescita dei cristalli per accrescimento in superficie. La conoscenza della formazione dei denti potrebbe portare "alla cura di così tante malattie e [ridurre] il numero di coloro che si lamentano di essere senza denti". Per tutto il tempo ha applicato il “fondamento galileiano per la ricerca” che rende misurabili i processi organici e inorganici e, in senso popperiano, confutabili. Secoli dopo le sue “congetture” sono state tacitamente integrate nella conoscenza comune quando utili, oppure sono state riscoperte quando supportate da prove rese possibili con le nuove tecnologie, come il modello del muscolo in tempi recenti. Viene esposto un breve resoconto, con enfasi sul tema principale, il modello geometrico di Stenone sulla contrazione muscolare.

La geologia di Leonardo da Vinci e di Niccolò Stenone
Gian Battista Vai
Museo Geologico Giovanni Capellini and Department BiGeA
Alma Mater Studiorum, Università degli Studi di Bologna
Bologna, ITALY
giambattista.vai@unibo.it

Le ricorrenze nello stesso anno dei due padri fondatori della geologia sono state occasione di valutazione comparativa di come i due abbiano contribuito a stabilire i principi base della disciplina. Per fare ciò sono stati citati direttamente, per quanto possibile, brani di loro pubblicazioni, codici e manoscritti. I tre basilari Princìpi di Stenone (Orizzontalità Originale, Continuità Originale, e Sovrapposizione di Strati Individuali) sono presenti già nei quaderni di Leonardo, sorprendentemente formulati in termini simili già oltre 150 anni prima, studiando la stessa area. Anche la presunta priorità di Stenone nel dare il nome e spiegare nuovi concetti e processi geologici (ad esempio faglie, pieghe, discordanze angolari, cronologia relativa) è rispecchiata negli scritti e nelle opere pittoriche di Leonardo. Stenone gode di priorità nella ricostruzione graduale della storia geologica in una determinata regione. Leonardo di gran lunga eccelle nella prima rappresentazione tridimensionale del profilo geologico e nella cartografia geomorfologica delle mappe. La parte finale di questa presentazione si concentra su due aspetti abbastanza discussi su posizioni divergenti dei due scienziati riguardo al diluvio Noachiano e all'età della Terra. Leonardo aveva risolto la questione dei resti di fossili marini trovati nelle montagne mostrando la loro origine organica già 500 anni fa, dando per scontato un possibile tempo geologico profondo attraverso un’affermazione di eternalismo. Stenone acutamente risolse di nuovo la stessa questione 350 anni fa in modo diverso, mantenendo un ruolo fondamentale al Diluvio, assumendo una breve età della Terra concentrandosi principalmente su processi sedimentari e geomorfologici di breve durata.

Stenone e il ciclo delle rocce
Alan Cutler
Department of Engineering, Physical and Computer Sciences
Montgomery College
Rockville, MD 20850 USA
alan.cutler@montgomerycollege.edu

I geologi categorizzano i tipi di roccia in base alla loro origine, ignea, sedimentaria o metamorfica, piuttosto che per le loro proprietà fisiche. Questo è espresso dinamicamente attraverso il concetto fondamentale del ciclo delle rocce, che descrive come i principali tipi di roccia siano derivati ​​l'uno dall’altro all'interno del sistema terrestre a séguito di processi geologici tuttora in corso. Nel Prodromus, o De Solido, Stenone esorta ad avere un approccio simile nel pensare ai materiali naturali, sottolineando come una sostanza può essere esaminata "per rivelare il luogo e le modalità della sua produzione". Riconosce i ruoli di erosione, trasporto, deposizione e litificazione nella produzione degli strati sedimentari, e la sua descrizione e i diagrammi dell'evoluzione geologica della Toscana mostrano una chiara ciclicità di processo. Seppur Stenone menzioni l'azione di "fuochi" sotterranei e la possibilità di un'alterazione post-deposizionale della roccia sedimentaria, i processi ignei e metamorfici sono essenzialmente assenti nel suo modello. Il concetto moderno di ciclo delle rocce non è emerso fino al diciannovesimo secolo.

L’ordine delle cose: l’esperienza della natura fatta in Toscana da Stenone
Stefano Dominici
Museo di Storia Naturale
Università degli Studi di Firenze
Firenze, ITALY
stefano.dominici@unifi.it

L’esperienza del mondo naturale fatta in Toscana da Stenone ha avuto molti aspetti, basata su un ampio spettro di osservazioni fatte in campagna così come sul lavoro svolto per la creazione di un museo. La sua carriera scientifica era allora al suo culmine, dopo aver trascorso il periodo tra il 1659 e il 1666 a Copenhagen, Amsterdam, Leida, Parigi e Montpellier. In Toscana, Stenone poteva comparare i resti di specie animali marine viventi con i fossili scavati nella tessa regione. Paragonò la natura e la geometria degli strati tabulari delle arenare turbiditiche dell’Appennino, prive di fossili visibili, con le arenarie e peliti riccamente fossilifere al cuore delle colline toscane. Dopo la pubblicazione del Prodromus nel 1669, lavorò alla creazione a Firenze di un museo. I concetti museologici alla base possono essere in parte ricostruiti dalle lettere e dalla lista di esemplari scelti dalle collezioni granducali di Pisa (“Indice”). Seguendo l’ordine esposto nel Prodromus, l’Indice elenca 38 esemplari di quarzo, 76 gruppi di minerali includenti marcasite e pirite, 24 conchiglie, 51 pietre con conchiglie fossili, 5 ossa fossili, 31 oggetti eterogenei e 40 coralli. L’intenzione di Stenone non era di formare una collezione di curiosità, ma piuttosto un gabinetto di oggetti naturali ordinati in uno modo mai visto in precedenti musei. La ricerca di concordanza tra Natura e Scrittura, perseguita dagli anni in cui era studente, fu perfezionata in Toscana, dove l’ordine storico degli eventi biblici poteva essere dimostrato su base geometrica, a grande scala dagli strati di montagne e colline, a piccola scala dai fossili.

Come crescono i cristalli? L’approccio di Stenone
Silvio Menchetti
Department of Earth Sciences
Università degli Studi di Firenze
Firenze, ITALY
silvio.menchetti@unifi.it

Stenone (1638-1686) operò in un contesto storico ricco di precedenti scoperte e osservazioni, come quelle di Vannoccio Biringuccio, Georg Bauer (Agricola), Johannes von Kepler, Christiaan Huyghens, Erasmus Bartholin, e altri, ma pure dovette combattere contro le irriducibili credenze dogmatiche e “mitologiche”, come la vis formativa del naturalista Michele Mercati e il succus lapidescens del gemmologo Boetius de Boot. Nel "De solido intra solidum naturaliter contento dissertationis prodromus", Stenone si occupa di quasi tutti gli aspetti delle scienze della terra e non solo di “inclusioni solide” come potrebbe sembrare dal titolo. Ovviamente, noi tratteremo solo con quelle collegate alla cristallografia e ai minerali in genere. L’aspetto più noto è messo in luce dall’affermazione "non mutatis angulis”, la quale si riferisce a cristalli di quarzo ed è molto chiaro il riferimento alla costanza degli angoli diedri, generalizzata un secolo più tardi come legge per tutti i minerali da Romé de l’Isle. Meno nota, ma di grande importanza, è l’affermazione che i cristalli crescono grazie all’addizione di particelle provenienti da un fluido esterno e non “somministrate” dall’interno come per i vegetali; inoltre, la velocità di crescita non è la stessa per tutte le facce. Per esempio, le facce della “piramide” nel quarzo può crescere più o meno rapidamente di quella del prisma (cristalli più spessi o più allungati). Posino perciò argomentare che Stenone abbia grandemente contribuito al concetto di anisotropia dello stato solido, tipica di tutti i cristalli.

Caratteristiche temporali stenoniane nei cristalli, dalla Terra e oltre
Desmond E. Moser
Department of Earth Sciences
University of Western Ontario
London, ON, CANADA
desmond.moser@uwo.ca

Stenone, nel suo Prodromus del 1669, fece uso di aspetti spaziali, come la zonazione interna dei cristalli e l'orientamento dei margini tra cristalli e strati, per inferire la crescita radiale verso l’esterno dei cristalli, così come la genesi nelle fessure a partire da fluidi crostali profondi. Queste notevoli intuizioni hanno permesso di identificare dei marcatori spaziali di frazioni di tempo della storia terrestre, per una serie di scale spaziali che hanno portato, nei dintorni di Firenze, a un nuovo modello dinamico dell'evoluzione della crosta continentale. Attraverso i recenti progressi nella microscopia, è stato verificato che simili caratteristiche temporali stenoniane persistono nei minerali, dalla scala microscopica a quella atomica, proprietà utilizzate dai geocronologi per misurare e ricostruire il tasso e l'evoluzione della crosta della Terra e dei pianeti vicini. Oltre al Cristallo di Stenone (quarzo) le nuove scoperte provengono da granuli di minerali altamente resilienti e ricci di Zr, come lo zircone (ZrSiO4), che si trovano abbondantemente nelle rocce e che possono essere datati con precisione usando il rapporto isotopico U-Pb. Alcuni granuli di zircone hanno un'età maggiore di 4,3 miliardi di anni, quindi i più antichi solidi della Terra finora conosciuti. Le loro caratteristiche temporali stenoniane includono la zonazione di crescita indicativa dell’ambiente di cristallizzazione (ad esempio: fluido oppure solido) e i piani reticolari che, come gli strati sedimentari, registrano gli eventi di deformazione dovuti a movimenti della placca tettonica, oppure le onde d'urto da impatti di meteoriti giganti. Tali metamorfismi possono indurre gli stessi isotopi a generare nuove “caratteristiche, o proprietà stenoniane”. I risultati saranno presentati utilizzando campioni provenienti dalla Terra primordiale, campioni lunari sia meteorici che riportati dalla Missione Apollo, e dagli altopiani di Marte, con implicazioni sulla conoscenza dei tempi della sua abitabilità.

 
ultimo aggiornamento: 13-Ott-2019
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